Una follia musical letteraria intrisa di una Milano irrinunciabile.
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Dall’ombra delle viuzze strette dei Navigli, ai tavolini degli eleganti bar del centro, fino alle pieghe delle trame più oscure dell’Italia repubblicana: tanto è largo il campo d’azione, in incognito, trench e pipa, del duo Carver.
Occhio onniveggente su un’Italia misera e crudele in salsa pop, in un rimpiattino di rimandi, campionamenti, contraddizioni, strumenti, voce narrante e pesanti silenzi.
Elettronica in bianco e nero, ballabile, ma non troppo.
La loggia Carver cerca adepti. La fratellanza è aperta a tutti gli uomini e donne di ogni nazione, razza e credenza.
…Vito era il migliore sui tappeti elastici, me lo ricordo come fosse ieri: alla festa del paese, tredicenne, faceva evoluzioni e tanti, al di là della rete, stavano a guardarlo per tutta la durata del suo turno. Applausi. Luna Park, odore di frittelle. Vito, tredici anni in tuta lucida, ricci neri, maglietta bianca e crocifisso al collo. Era più grande di me di un anno e, al tempo, mi sembrava una vita. Anni dopo abbiamo iniziato a lavorare insieme, me lo ricordo come fosse ieri…
Davanti alla chiesa, in periodo di elezioni, allestivano un palchetto di tubi innocenti e assi di legno. Nelle sere preelettorali la piazza vuota e noi bambini in bicicletta eravamo la cornice delle arringhe del Figlio della Lupa, ubriaco, barcollante, mattatore sul palco….
I Carver sono Signor Lupo e Signor Colombo.








