MARTA SUI TUBI // Discografia


//C'E' GENTE CHE DEVE DORMIRE // Recensioni

Mescalina
“C’è gente che deve dormire” è il secondo disco dei Marta Sui Tubi, l’atteso seguito di quel colpo al basso ventre che era stato due anni fa “Muscoli e dei”. Anche di fronte a questo cd ci sarà un bel po’ di gente che proseguirà il proprio sonno indefesso, ma, si sa, c’è chi ha le orecchie turate con la cera, non solo quando dorme. I Marta sui Tubi riescono comunque ad assestare una serie di colpi che bastano a tenere svegli almeno quanti avevano apprezzato il loro esordio: chissenefrega poi se qualcuno continuerà a sentirsi infastidito dall’atteggiamento irriverente con cui Giovanni Gulino e Carmelo Pipitone vanno a suonare tutti i campanelli del condominio, chiamando al citofono diversi generi senza rispondere ad alcuno. A questo punto sembra quasi un assurdo dire che i due sono maturati: a smentire qualunque termine adulto basterebbe infatti l’iniziale “Via Dante”, quasi una parodia del sommo poeta, con Paolo Benvegnù che cita un passo del Primo Canto dell’Inferno (!) e Bobby Solo che effettua una reprise melodica del tema (!!). E invece i Marta Sui Tubi sono proprio cresciuti, evolvendosi in un trio con l’ingresso alla batteria di Ivan Paolini e soprattutto rendendo più vario e corposo il loro suono. Anche stavolta hanno contribuito una serie di partecipazioni non indifferenti: oltre ai citati Benvegnù e Bobby Solo si riconoscono le voci di Moltheni e di Sara Piolanti, la chitarra classica di Gianfranco Marino, il violoncello di Deborah Walker e i fiati del polistrumentista Enrico Gabrielli. Proprio nella presenza di quest’ultimo vediamo confermata un’affinità con i Mariposa di cui avevamo già parlato ai tempi di “Muscoli e dei”, che porta entrambe le formazioni ad adottare uno stile di rottura: i Marta Sui Tubi sviluppano questa attitudine in modo ora meno folle e nervoso, quasi fossero più coscienti delle proprie capacità. Se non fosse che poi “C’è gente che deve dormire” risulta essere un disco del tutto onirico, “fuori” quanto il suo precedente: a dir poco ardite sono la cover di “Tomorrow never knows” dei Beatles e il crossover d’avanguardia di “L’amaro amore” che sfocia in “Ti mento”. È evidente che ai Marta Sui Tubi piace tirare le corde delle canzoni il più vicino possibile al loro limite, come fanno con le chitarre di “Cenere” e di “31 lune”. Ne esce un suono acustico sempre teso e in movimento, libero dal folk e da qualunque tendenza, pop, punk e rap compresi, ma estremamente efficace come ne “La tua argenteria”. A tratti si percepiscono una cura del pezzo quasi autorale, persino nei testi, ed un impatto fortemente rock, nonostante la mancanza di basso e chitarra elettrica. Anche in quelle tracce sussurrate e sognanti è difficile addormentarsi con un disco così.
Christian Verzeletti

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C'e' gente che deve dormire

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