MARTA SUI TUBI // Discografia


//C'E' GENTE CHE DEVE DORMIRE // Recensioni

Il Cibicida - Report Live
Se si suona della buona musica, la gente non ascolta, se si suona della pessima musica, la gente non parla”
Ci piace partire dal famoso aforisma di Oscar Wilde che Carmelo Pipitone aveva inciso sulla sua chitarrona acustica per raccontare il live appassionato dei Marta Sui Tubi nella notte di Santo Stefano a Catania. La musica buona, la musica cattiva e la musica che vuole un po’ disturbare l’inquilino di sotto. Questa pare un po’ la filosofia spicciola dei marsalasi trapiantati a Milano. Sul palco salgono solo in due, Giovanni e Carmelo, un po’ a sorpresa. Non la batteria di Ivan Paolini, non l’apporto di musicisti aggiunti ne tanto meno quello dei nomi eccellenti presenti nel disco (da Moltheni a Benvegnù). Forse a sottolineare come i MST siano loro e solo loro due o forse più semplicemente per presentare uno spettacolo che solo in coppia può essere concepito, a metà tra la sit-com e il concerto. Così volando rapidi tra i brani più efficaci delle, fin qui, due opere del loro repertorio discografico, Giovanni e Carmelo hanno suonato, discusso, litigato ironicamente, scambiato battute col pubblico, col fonico, hanno più e più volte annunciato di voler suonare una jopliniana “Summertime” (mai fatta) in una prova dall’alto contenuto comico e simbolico. Come da copione il ruolo principale è stato riservato alle canzoni dell’ultimo C’è gente che deve dormire ed è così che le folgoranti interpretazioni di Via Dante (Giovanni si cimenta nel gorgheggio di Bobby Solo), Cenere, Ti Mento, La tua argenteria sono appassionanti e roboanti prove che mettono in evidenza il talento individuale: Giovanni sfodera una voce eccezionale che a tratti modifica, storpia, amplifica con un mini mixer a tastiera e con una pedaliera posta sotto al suo sgabello, Carmelo, tra un sorso di birra e l’altro, frusta la sua capigliatura sul pubblico e sfibra le corde della sua chitarra acustica utilizzata davvero quasi fossero percussioni. Di Muscoli e Dei, invece, si apprezza la psichedelia scanzonata di pezzi come Stitichezza cronica, Volè, Sei Dicembre, L’Equilibrista. Il duo marsalese gioca con i cori, con le voci gracchiate, con le alternanze al canto e con il non-sense beffardo. Ma sono le prove più dolci quelle che riescono maggiormente a far cantare il pubblico delle prime file: la immancabile Vecchi Difetti, 31 Lune di drakiana memoria e L’abbandono con cui il duo abbandona il palco salvo risalirci quasi subito con il singolo Perché non pesi niente (davvero unico il gioco di voci) e la conclusiva e rabbiosa Post dalla lunga coda strumentale. Poi ancora saluti, battute, ammiccamenti. Signore e signori i Marta Sui Tubi da Marsala.
Riccardo Marra

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